Pino Bertelli un fotografo di strada

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Figli della pace. Viaggio a Gerusalemme

Vivere è la cosa più difficile del mondo... Il passato non importa, è l’avvenire che ci riguarda!
"Figli della pace. Viaggio a Gerusalemme

Libro fotografico e di viaggio scritto da Paola Sulpizio, pubblicato nel 1999 dalla casa editrice TraccEdizioni

Nota dell’autore di Paola Sulpizio

Fino a qualche tempo fa speravo di poter diventare una buona fotografa, tenendo presente non solo la tecnica o l’estetica delle mie fotografie, ma soprattutto il “contenuto”.
Adesso mi hanno dato la possibilità di farvi conoscere il mio pensiero attraverso le mie immagini, in genere non commento ciò che scatto perché penso che tutto quello che impressiono sulla pellicola sia l’espressione migliore di quello che ho dentro. “Figli della pace” vuole essere un messaggio d’amore per tutti i popoli che vivono nella violenza e nella guerra e che, purtroppo, con fatica riescono a conquistarsi un pezzetto del nostro cuore e della nostra attenzione. Non importa la loro razza, nazionalità o religione, tutti siamo chiamati a dare ragione del nostro operato, perché quando la gente soffre tanto e non ha più niente in cui credere o sperare, le nostre preoccupazioni, al confronto, hanno poca importanza.
Ricorderò sempre i profumi ed i sapori di quella terra, ma soprattutto lo sguardo dei bambini, promessa del futuro, ed il sorriso spontaneo, che mi ha allargato il cuore, condiviso in quell’abbraccio così intimo della bambina israeliana con quella palestinese.

Nota dell’editore di Pier Paolo Bertelli

“Soprattutto lo sguardo dei bambini”.

In queste parole dell’autrice sta il lato giusto da cui guardare questo lavoro, scene di vita quotidiana così lontane dalla nostra cultura eppure così tante volte viste o sentite descrivere dai mezzi di comunicazione, sempre o quasi in una luce negativa, soffermandosi sulle questioni religiose, politiche e militari di una terra intrisa di problemi ma rappresentata qui nei suoi aspetti meno criticabili: splendidi paesaggi, uomini e donne impegnati nelle loro attività, dettagli etnici affascinanti.
Il tutto inframezzato dai giochi semplici e dalle pose serene dell’infanzia locale, piccole persone al di sopra delle guerre, delle religioni e dei confini. Essi contribuiscono, senza volerlo, ad allontanare da noi il difetto, tutto occidentale, di osservare le culture mediorentali con occhi permeati di superiorità, come hanno contribuito alla scelta della foto da pubblicare in copertina; più che un’immagine, un messaggio di pace sussurrato dai suoi figli.

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