Testo Pino Bertelli | musica Massimo Panicucci
La contessa scalza
il campo aveva i fiori e entrava nei miei occhi un po’ insolenti
come l’attrice americana con le fossette sulle guance che non rideva mai in quel film in bianco e nero.
Mi lasciava sola nei giorni della scuola
con addosso quel profumo sempre dolce
a sognare il soffolare verde d’Africa
che prendeva il volo
tra l’Aurelia e il mare.
E la guardavo là
tra la finestra e il cielo
in cui pantaloni bianchi di bucato francese
che ci leggeva con dolcezza i fiori del mare
e mi perdevo nei vascelli, immaginari di quelle parole.
Quel malinconico suo sorriso, un invito al viaggio che
mi stava appeso allo scirocco corsaro
mentre una pioggia fresca, fresca di mezza estate scendeva improvvisa
e bagnava il vestito blu.
Lo ricordo nel rifugio delle vele salate,
delle vele salate di fine regata
tra un bicchiere di vino e una canzone d’amore
vivevo le acerbe armate di un gruppo di ragazzi
che con la loro gioia annunciavano gli inquieti anni Sessanta.
Che con la loro gioia annunciavano gli inquieti anni Sessanta.





